Morti, ascolti, notizie. Se vince Luna Rossa, siamo tutti velisti; se vince la Nazionale (la N maiuscola è quella di aNtonomasia), il calcio ci è sempre piaciuto. Quando si profila un anno con “zero titoli”, per fortuna un terremoto: l’avevamo detto noi, che le case andavano fatte antisismiche, l’avevamo detto che un terremoto si può prevedere: è così semplice, come bere un bicchiere d’acqua.
Nel deserto, magari.
I telegiornali che fanno gara per gli ascolti, i politici che vogliono sempre far vedere di saperne più degli altri e tutta quella retorica danno, francamente, molto fastidio. Muore qualcuno: si poteva evitare, crolla un ospedale: ma come?
Non voglio essere cinico a tutti i costi, ma anche gli ospedali crollano! Tutto crolla, se colpito abbastanza forte, lo dico per esperienza. Probabilmente quell’ospedale era in regola quando era stato costruito.
Il problema, però, a mio modestissimo avviso, intendiamoci, non è “fare” una legge (che c’è, e di 400 pagine e passa), né farla rispettare (chi la deve rispettare, solitamente, è piuttosto ligio): il problema è che una volta non c’era, perché una volta certe cose non erano ancora state scoperte, altre si potevano migliorare, altre ancora la legge permetteva di ignorarle. Se oggi si dovesse adeguare il paese alla nuova legge, tutte le nostre case andrebbero ristrutturate in toto: se si vuole agire in senso “antisismico” gli edifici vanno contemplati nella loro totalità: andrebbero, vuotati dunque, degli abitanti e di tutto quello che contengono, e messi a norma (sempre che si possibile senza demolire il tutto). Chi sarebbe disposto a lasciare la propria casa per, poniamo, un annetto, per poi ritornarci (due traslochi) dovendo peraltro pagare una cifra non indifferente?
Per questo un paese dell’Abruzzo (come molte città italiane) con le case in pietra appoggiate l’una contro l’altra è (era) molto affascinante, ma anche assai vulnerabile.
C’è anche un inoltre che fa pensare: le case, a volte, nelle ristrutturazioni, vengono riempite di nicchie, ampie aperture, sai com’è, l’open-space: alla fine sembrano la torre dello Jenga sul finire di una partita. Non c’è legge che tenga, se si prova far ballare il tavolo.
Resta il fatto che gli ospedali, quelli no, non dovrebbero crollare, e neanche le scuole, né i pensionati. Ma tant’è. Chi avrebbe avuto il coraggio di dire ai malati o agli studenti: “Va bene, da domani fuori tutti, che dobbiamo rendere antisismico il fabbricato”?
Senza retorica né sensazionalismo cerchiamo tutti di imparare dagli errori evitando però i paragoni assurdi (in Giappone avrebbero fatto così e in California cosà): vorrei non sentire più parlare alla televisione di “zone sismiche” da persone che non siano dei tecnici qualificati: i filosofi a volte non bastano a fare star su le case.
Ma arrivederci al prossimo disastro, e il terremoto sarà dimenticato. Adieu, à la prochaine!





Fil è sempre dura accettare che davanti a certe cose non c’è un rimedio da porre,è inevitabile chiedersi se si può fare questo o quello..
L’importante è che si vada avanti uniti per aiutare questa gente senza strumentalizzare la situazione per i propri interessi.